10 errori che ho commesso come coach (e che tu puoi evitare)

13 Ottobre 2020
10 errori che ho commesso come coach

Voglio raccontarti molto candidamente almeno 10 errori che ho commesso come coach. Perché te ne parlo? Così che tu possa evitarli fin da subito. Certo, a me sono stati utili per imparare e migliorare, ma se qualcuno mi avesse messo in guardia prima mi avrebbe risparmiato molti grattacapi (e gli avrei fatto una bella ola!).

1. Focalizzarmi sul marketing del processo invece che del risultato. Di questo te ne ho già parlato in un altro articolo: si tratta dell’errore numero 1 dei coach alle prime armi. Quindi non mi dilungo oltre, ma sappi che questo è il primo errore da evitare assolutamente perché riguarda le basi di tutti i rapporti di compravendita.

2. Essere generalista. Ecco, ci sono cascata anche io. Volevo aiutare tutti, per qualunque cosa. In fondo il coaching si adatta a tutti, no? Ma come ti spiegavo, è utile identificare la tua nicchia. Altrimenti le tue potenziali clienti non capiranno mai perché mai dovrebbero scegliere te piuttosto che un’altra coach.

3. Non sapere come presentarmi. Io davo la mano e quando mi chiedevano “Che cosa fai?” rispondevo fiera con un bel “Sono una life coach”. Discorso finito lì. Ho poi capito che quei pochi secondi di presentazione possono rivelarsi utilissimi per suscitare curiosità nell’interlocutore e addirittura aprire le porte a un nuovo potenziale cliente!

In che modo? Creandosi un proprio pitch di presentazione, conciso ma chiaro, focalizzato sui problemi che aiuti a risolvere.

4. Non sentirmi all’altezza di coacchare. Quante volte avrei voluto tirarmi indietro perché temevo di non essere abbastanza brava ad aiutare, o perché avevo il terrore di non sapere quale domanda porre.

Solo quando ho accettato che posso “danzare con il cliente e stare nel presente” è iniziata la vera magia del coaching. E ho anche capito che è solo buttandomi e compiendo azioni imperfette che avrei potuto migliorare le mie capacità.

Se invece ti succede perché non hai sufficienti competenze di coaching e non sai come aiutare in maniera efficace i tuoi clienti, beh, una formazione come il Programma di Certificazione di Coach LUNA accreditato da ICF (ACTP) ti darà tutti gli strumenti necessari!

5. Vendere sessioni singole di coaching. Poiché non avevo in chiaro né la mia nicchia né la mia cliente ideale e tantomeno i suoi problemi più comuni, non avevo la più pallida idea di quante sessioni avrei dovuto fare. Credevo che sarebbe bastato cominciare e poi…chi vivrà, vedrà.

Questo mi ha portato a fare tante sessioni singole di coaching e a dover cercare tanti clienti, in continuazione. C’è però un modo diverso per proporsi, più efficace e anche redditizio: creare dei pacchetti di coaching!

6. Non conoscere i miei prezzi. Dal momento che non avevo dei pacchetti, non avevo nemmeno bene in chiaro quanto avrei dovuto chiedere per una sessione di coaching. E se poi la cliente aveva bisogno di più sessioni, le avrei fatto lo sconto? Se era un’amica di un’amica, avrei dovuto regalarle tot sessioni? E se non poteva permettersele, come potevo pretendere di farla pagare?

Avevo timore a parlare di prezzi e lo trovavo un discorso alquanto scomodo da affrontare. Io che volevo solo vivere felice e far felici gli altri. Quasi come se soldi e felicità si escludessero a vicenda. In realtà, tutte queste paranoie non erano dovute ad altro se non alle mie convinzioni limitanti sui soldi. E ho dovuto lavorarci su per poter far decollare la mia attività.

7. Non cercare attivamente i clienti. Avevo creato il mio bel sito, avevo pubblicato una sezione con i miei servizi e creato la mia bella pagina su Facebook. E ora? Non mi restava che aspettare che i clienti arrivassero a palate, no? Non funziona così? NO.

Ho dovuto affrontare la mia ritrosia a promuovermi, a farmi “vedere”, a far sapere agli altri che cosa stavo facendo. E ho dovuto rendermi conto che avrei potuto anche essere la più brava del mondo, ma se nessuno avesse mai saputo di me non mi avrebbe mai trovata.

Inoltre, è stato necessario accettare che fare marketing è una componente essenziale dell’essere una coach che lavora in proprio (ma c’è modo e modo di fare marketing). Così come il fatto che è importante imparare e padroneggiare la vendita, un altro tema che odiavo.

8. Non avere una strategia. Pubblicavo articoli sul blog, creavo dei video, scrivevo ciò che mi veniva in mente sui social.  Insomma, se dovevo fare marketing allora lo avrei fatto. Purtroppo però lo facevo in maniera del tutto sbagliata, perché non avevo nessuna idea di ciò che avrebbe funzionato e che cosa no. Facevo le cose a casaccio.
Imparare a creare dei funnel, a impostare correttamente dei processi e a creare dei sistema di lavoro è stato ciò che mi ha salvato dalla perdita di tempo e dall’esaurimento.

9. Offrire sessioni gratis. Inizialmente offrivo sessioni gratuite di coaching in cui mettevo anima e corpo per aiutare la persona a risolvere il problema. E molto spesso ero così efficace che… puff, la persona mi ringraziava e se ne andava via contenta di non aver più bisogno di me. Bye bye!

Dopo un po’ di volte, ho capito che se volevo iniziare ad avere clienti paganti avrei dovuto cambiare qualcosa nel mio modo di fare. Così ho scoperto che c’è differenza tra il fare una sessione discovery gratuita e fare una sessione gratuita di coaching. Ne parlo anche qui.

10. Prenderla sul personale. Quando le persone mi dicevano che non potevano permettersi di lavorare con me, iniziavo a mettere in discussione le mie capacità di coaching e andavo in paranoia. E allora credevo che avrei dovuto migliorarmi ancora, fare più corsi, diventare più brava.

Poi ho scoperto che non importa a quanto vendi il tuo coaching: ci sarà sempre qualcuno che ti dirà “non me lo posso permettere”. Che sia per 20 euro o per 2.000 euro. Il più delle volte non ha niente a che fare con la tua bravura o con la loro disponibilità finanziaria, bensì con le loro paure interiori.

La paura che potrebbero non riuscire a raggiungere quello che desiderano. Ma anche la paura che potrebbero davvero realizzarlo. E anche la paura che loro stessi non saranno in grado di fare ciò che è necessario fare per ottenerlo. Perché cambiare significa uscire dalla propria zona di comfort, e il più delle volte questo fa… PAURA!

Certo, un no può essere sempre uno spunto di riflessione ma il più delle volte ha a che fare con loro, non con te.

Ecco, ti ho raccontato alcuni dei miei errori. E tu? Quali hai commesso nella tua carriera di coach?

E se ti sei riconosciuta in alcuni o molti di questi errori, potrebbe interessarti Smartwomen Business School. È una scuola business per i coach che ti aiuta ad anticipare tutti questi errori e a costruire delle solide fondamenta per creare il tuo business e trovare clienti paganti.

Nota: Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sul sito di Anh.coach