‘Fare’ ed ‘essere’: come ritrovare il giusto equilibrio

20 Agosto 2020

Immagina questa situazione. La tua cliente ti dice che si sente esaurita. Ti racconta che c’è sempre troppo da fare, si sente sfinita dall’enorme carico di lavoro e che non ha mai abbastanza tempo per finire tutto. Come potresti assisterla in qualità di coach?

Da una parte potresti mettere in atto un approccio legato al “fare”, aiutandola a gestire meglio il tempo, a definire le sue priorità, a imparare a delegare e ad aumentare la produttività. Tuttavia, nonostante tutto questo sia opportuno, è importante capire cosa ci sia sotto, cosa le impedisce di mettere in atto strategie legate al tempo, qual è il cuore del suo problema.

Andando a fondo esploreresti la dimensione dell'”essere” e magari ti accorgeresti che la tua cliente ha bisogno di lavorare su questioni più profonde, su aspetti legati alla sua identità, al suo mindset, alle sue convinzioni e alle sue emozioni.

Se agisci solo sul piano del “fare” c’è il rischio che gli stessi problemi si ripresentino con il tempo, portando con sé la frustrazione e l’infelicità di prima, spesso in dosi amplificate.

Vediamo allora insieme alcuni suggerimenti su quegli aspetti legati all””essere” che potrebbero impedire alla tua cliente di gestire il suo tempo in maniera serena ed equilibrata.


Lasciare andare il perfezionismo

Tutti sappiamo che la perfezione non esiste. Eppure è molto facile cadere nell’errore di tormentarsi fino allo sfinimento perché le cose non sono perfette come le vogliamo noi. Ricercare la perfezione è una dinamica interiore che non solo porta a soffrire più del necessario, ma mette una persona in guerra diretta con se stessa, creando una faticosa separazione tra chi è veramente e chi crede di dover essere.

Cos’è la perfezione per te?

Non esistendo una definizione univoca di che cosa sia la perfezione, quello che appare perfetto e irraggiungibile nella mente della tua cliente potrebbe essere molto più accessibile di quello che pensa.

Aiutala a fare chiarezza sulla sua definizione di perfezione e a comprendere se è davvero umanamente possibile raggiungere questo ambito traguardo. Grazie a questa riflessione potrebbe rendersi conto che la perfezione proiettata dal suo interno in realtà non esiste.

Che cosa succederebbe se non raggiungessi la perfezione?

Questo è il punto cruciale: se la tua cliente è convinta che ciò che fa ha valore solo nel caso in cui soddisfi tutti i suoi requisiti di perfezione, è ovvio che si senta sotto pressione!

Percepire tutto bianco o tutto nero non le permette di vedere le sfumature che esistono nel mezzo. Invitala quindi a considerare le varie possibilità. Magari i risultati che reputa “imperfetti” sarebbero invece la lodevole prova che è riuscita a buttarsi, uscendo coraggiosamente dalla sua zona di comfort.

Che cosa faresti se non avessi paura di dover essere perfetta?

Ora è il momento di riconoscere la necessità di lasciare andare quell’obiettivo impossibile che la tua cliente potrebbe essersi imposta, o che magari ha assimilato da altre persone. Dunque che cosa farebbe di diverso se non avesse bisogno di essere perfetta?

Quando si renderà conto del tempo e delle meravigliose opportunità che sta sacrificando a causa del perfezionismo, accettare le “imperfezioni” e la possibilità di perdere il controllo (di tanto, in tanto) non le sembrerà una scelta così impensabile. Dopotutto, noi ci evolviamo proprio grazie ai nostri sbagli, alla pratica, alla sperimentazione e all’esperienza.

Accogliere la paura di non essere abbastanza

La paura di sentirci inadeguati o non abbastanza è una delle paure più grandi di noi esseri umani. Ci porta a paragonarci con chi si mostra più preparato di noi e ci fa sentire profondamente in difficoltà. Tanto che quando la proviamo, la prima opzioni possibile sembra essere sempre la stessa: arrendersi e scappare a gambe levate.

L’abbiamo sperimentata tutti, indubbiamente. Ed è possibile che, sotto sotto, questa paura stia ostacolando anche la tua cliente dal mettere in atto azioni più utili per il suo benessere. Allora aiutala a vedere le cose da una prospettiva diversa, ad esempio proponendole ciò che segue.

Focus sui punti di forza, non di debolezza

È importante tenere sempre a mente le proprie qualità, così da non lasciarsi frenare dalle proprie convinzioni limitanti e sfruttare al massimo le proprie capacità.

Forse la tua cliente si senta bloccata perché rimprovera se stessa per alcune mancanze, a detta sua, irrimediabili. Allora riporta il suo focus sui suoi punti forti: quali sono? Che cosa sa fare veramente bene? Quali capacità posso tornarle utili in questa determinata circostanza?

Non confrontarsi con gli altri, ma con sé stessi

In ambito lavorativo è molto frequente mettersi a confronto e avere la sensazione che gli altri stiano facendo meglio di noi, nonostante questo non ci sia di alcuna utilità. Anzi, c’è il rischio che paragonandoci a chi magari ha cominciato prima e ha accumulato più esperienza, finiamo per gettare la spugna con facilità. Oppure ci sotterriamo di lavoro, con la scopo di ottenere anche noi gli stessi risultati.

Quest’ultimo potrebbe rientrare nei motivi per cui la tua cliente si trova in questa situazione. Pertanto, invitala a concentrarsi sui progressi che sta facendo, sui suoi miglioramenti rispetto alla se stessa di qualche tempo fa. Solo provando, sbagliando e sperimentando (sempre, però, nel rispetto del proprio ritmo), si può migliorare e diventare ancora più competenti.

Ammirare le proprie conquiste

Troppo spesso, presi dalla frenesia e dal bisogno di fare sempre di più, ci focalizziamo su quello che ancora ci manca e non ci accorgiamo di tutto quello che abbiamo già. Perciò, aiuta la tua cliente a prendere consapevolezza dei risultati che ha già ottenuto, nonché dei risconti positivi che ha ricevuto.

Invitala a ripensare a un mese fa, a due mesi fa, a un anno fa. Dove era? Cosa stava facendo? Come è cambiata la sua vita da allora? Quali sono i cambiamenti che gli altri vedono in lei?

Quando chiedi ad una cliente di ripercorrere insieme i traguardi raggiunti, sposti l’attenzione sulle sue potenzialità. Questo le permette di tranquillizzarsi, apprezzare i suoi risultati ed essere grata per ciò che ha manifestato fino a quel momento.

Apprezzarsi per ciò che si è, non per ciò che si fa

L’avrai notato anche tu. Quella di sottovalutarsi è un’epidemia che colpisce con tantissima frequenza, in gran parte perché attorno al concetto di autostima c’è davvero molta confusione.

Siamo soliti “stimare” noi stessi come se stessimo stimando un bene, utilizzando quindi diverse metriche che spesso corrispondono a successi, numeri, guadagni. Sulla base di ciò, non c’è da stupirsi se la tendenza sia quella di spaccarsi di lavoro per raggiungere qualcosa che, finalmente, ci faccia sentire di valere.

In questo caso, aiuta la tua cliente a rendersi conto che lei vale per ciò che è, non per quello che fa. E che è necessario che prenda consapevolezza del vero significato di autostima, ovvero amore e rispetto profondo per se stessa, indipendentemente da tutto il resto.


Questi sono solo alcuni degli aspetti che puoi esplorare in una sessione di coaching che valorizzi la dimensione dell”‘essere” tanto quanto quella del “fare”, e che permetta alla tua cliente di approfondire che cosa la sta bloccando, in modo da creare armonia dentro e, di conseguenza, fuori.

LUNA Scuola di Coaching per l’Anima abbraccia la filosofia per cui “Essere x Fare = Avere”, dove con “essere” si intende proprio questo tipo di lavoro sull’identità, sulle convinzioni profonde e sulle proprie percezioni, in modo che la persona possa poi realizzare azioni allineate e ottenere risultati che la fanno stare bene realmente.

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