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Affrontare una trasformazione personale e professionale, con Chiara Cleopatra

31 Agosto 2021
Affrontare una trasformazione personale e professionale, con Chiara Cleopatra


Affrontare una trasformazione personale e professionale, con Chiara Cleopatra

Affrontare un cambiamento profondo, ri-scoprendo e migliorando sé stesse, non è certo una cosa da poco. Può capitare infatti, che lungo questo percorso di trasformazione personale e professionale, ci sentiamo bloccate in una situazione senza via d’uscita, senza più sapere da che parte sbattere la testa.

Fortunatamente, esistono molte tecniche di coaching che ci aiutano ad affrontare questi momenti.

In una recente intervista, abbiamo parlato di come sfruttare il potere della risata nei momenti delicati della vita, mentre adesso ti spiegheremo come si può usare il coaching durante un momento di cambiamento o di una trasformazione personale e professionale. Lo faremo con Chiara Cleopatra, la coach formata nella nostra scuola LUNA Scuola di Coaching per l’Anima.


Benvenuta Chiara!

1. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Io sono Chiara Cleopatra, sono una coach e una counselor, una mediatrice artistica e una psicologa.

Nella vita mi occupo di relazione, ma soprattutto di trasform-azioni, sia personali che professionali. Aiuto le persone a superare blocchi e momenti di impasse per raggiungere i propri obiettivi in minor tempo e con più armonia.

Lavoro con diverse tipologie di persone che vanno sia dalle più inesperte, che non hanno mai affrontato nessun tipo di percorso, sia a chi invece un percorso l’ha già affrontato, magari anche più volte, e ha bisogno di perfezionare alcuni aspetti di sé.

2. Cosa ti ha spinta a diventare coach?

Credo che il coaching abbia cominciato a incuriosirmi durante la formazione in counseling, dove ho potuto “assaggiare” alcune tecniche di conduzione che ho sentito subito mie.

Inizialmente, devo confessare, ero anche abbastanza confusa sulle differenze tra le professioni, e ci ho messo un po’ di tempo a comprendere e fare mia quella linea sottile che le separa l’una dall’altra (nonostante anche la formazione in psicologia clinica).

Il mondo delle relazioni è talmente pieno di sfumature che è davvero difficile comprenderne i molteplici aspetti.

È stato comunque a quel punto che ho sentito l’esigenza di trovare una scuola che fosse più in linea con il mio modo di vedere il mondo e le persone. È stato proprio in questa ricerca che sono rimasta colpita dalla scuola di Anh.

3. Prima di iniziare la scuola, quali erano le tue eventuali resistenze o paure e come le hai superate?

Devo essere onesta: credo che uno dei fattori principali fosse legato al fatto che la scuola aveva un modello decisamente “non convenzionale”, più olistico, con un programma alternativo e assolutamente unico nel suo genere e quindi dentro di me pensavo:

“Ma acquisirò davvero delle competenze solide? Sarò abbastanza efficace con i clienti o sarò una…professionista mediocre? E poi, una scuola di coaching per l’anima e, in un certo senso con una declinazione al femminile, mi permetterà di lavorare anche con gli uomini (che sono i miei maggiori clienti?)”

Queste diciamo che sono state le domande prevalenti che mi ronzavano in testa quando ho iniziato. 

Invece, grazie ai numerosi “role playing” e i momenti esperienziali, ho avuto modo di vedere sulla mia pelle che le tecniche insegnate erano e sono decisamente molto potenti e soprattutto, versatili.

Per quanto riguarda le insicurezze personali, credo fossero legate al fatto che non avevo mai partecipato ad una formazione con sole donne (non sapevo nemmeno quanto potesse essere numerosa). Ho immaginato che tutti quegli estrogeni e quell’ossitocina potesse essere così alta da creare “attriti” o qualche rivalità nel gruppo.

Ovviamente ero completamente fuori strada!

L’ambiente “only woman” è stato in effetti arricchente, perché mi ha permesso di confrontarmi con altri sguardi sul femminile che non mi appartenevano. E nel mio caso specifico ho stretto anche amicizie molto belle e profonde (al di là della professione) che tutt’ora sono nella mia vita.

4. In che modo aiuti le tue coachee?

Credo che la cosa che mi piaccia di più del mio lavoro sia l’onore di cui sono investita nell’ascoltare pezzi intimi e profondi della vita delle persone con cui lavoro. Per questo cerco di farne tesoro al meglio con più delicatezza possibile.

Mi piace l’idea di co-costruire un piccolo pezzo di cammino insieme e, soprattutto, mi piace quando la persona che ho davanti ri-conosce ciò che le appartiene (ed in realtà ha sempre avuto), ma sotto una luce nuova, diversa, profonda.


Come coach, credo di poter trasmettere chiarezza, semplicità e pragmaticità. Credo di riuscire ad essere accogliente e quando la situazione lo richiede, estremamente motivante, talvolta addirittura sfidante.

Penso anche però che il modo migliore di saperlo, oltre a immaginarlo dalle mie parole o farsene un’idea dai miei video, sia quello di indagare, rispetto a chi un percorso con me l’ha già fatto!

5. Quali sono stati gli ostacoli riscontrati lungo il cammino di coach e come li hai superati?

Avendo una formazione piuttosto vasta, perché ero già Counselor, Arte terapeuta e Psicologa (anche se non ancora iscritta all’albo), avevo avuto e toccato molte modalità di stare in relazione con le persone, e questo a volte è stato confondente.

Non è facile trovare una linea di demarcazione tra le varie professioni e, soprattutto, non è così semplice mantenerla mentre lavori con la persona. In questo Anh è stata sempre molto meticolosa, sebbene insegni a potenziare molto il proprio intuito attraverso molteplici strumenti, starci dentro ed orientarlo all’altro è tutta un’altra cosa!

Nel complesso non ho trovato grossi ostacoli o blocchi da superare, anche perché Anh ha sempre dimostrato “presenza ed accompagnamento” molto personalizzati; quindi, le difficoltà venivano proprio accolte in essere. 

Devo anche sottolineare che quando ci si forma o si lavora in una professione che ha a che fare con la relazione d’aiuto, a mio avviso, si scoprono sempre blocchi o resistenze personali, più o meno grandi, e quelle, al di là della scuola, sarebbe meglio guardarle parallelamente.

6. Cosa consigli a chi desidera diventare coach?

A chi vuole intraprendere un percorso di formazione in coaching consiglio di mettersi nell’ottica di lavorare in primis su se stessi: perché anche se l’insegnante di fronte a noi è il migliore del pianeta, se non passiamo dentro le nostre profondità, non riusciamo a concorrere nel processo di guida e trasformazione insieme all’altro.

Sicuramente si rivela anche indispensabile che il percorso sia di alti standard, come nel caso del percorso di Anh, e che abbia versatilità di riconoscimento, come le credenziali di accreditamento ICF, riconosciute in tutto il mondo.

Per quanto mi riguarda, ha funzionato molto bene la possibilità di coniugare aspetti pratici ed efficaci, sia specifici del coaching, ma anche della PNL, ad insegnamenti più intimi, profondi, delicati e non necessariamente direttivi, quali quelli del modello lunare.

Ma questo riguarda me personalmente, perché ognuno è diverso ed è necessario ascoltarsi profondamente per capirlo. La relazione d’aiuto sia in ambito personale che professionale parte dall’interiorità del professionista.

chiara cleopatra coach

Puoi trovare Chiara in questi canali:
– Sito: chiaracleopatra.it
– Facebook: dottssachiaracleopatra
– Instagram: dottssachiaracleopatra
– Linkedin: dottssachiaracleopatra


Se anche tu sei un una fase di cambiamento significativo e ti incuriosisce il coaching come strumento di crescita personale e professionale, fai questo simpatico quiz per iniziare a trasformare la tua vita e quella degli altri. Buon divertimento!